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Sospesa nel tempo, Arezzo è la città dove passato e presente si intrecciano

Sospesa nel tempo, Arezzo è la città dove passato e presente si intrecciano

cosa vedere ad arezzo duomo dei santi pietro e donato
cosa vedere ad arezzo duomo dei santi pietro e donato

Pochi posti al mondo hanno il potere di riportarci indietro nel tempo. La Toscana, con le sue città d’arte e i suoi borghi antichi, è uno di questi. Insieme a Firenze e Siena, Arezzo è immersa in un passato ancora vivo, riconoscibile nei suoi luoghi e nelle sue opere; opere che conservano la loro preziosa dimensione storica: ripercorriamole assieme.

Piazza Grande 

Iniziamo dal cuore della città, Piazza Grande, caratterizzata da una inusuale forma trapezoidale e da un piano fortemente inclinato. Qui si affacciano edifici di epoche e stili diversi: antiche torri e dimore medievali o medievaleggianti (alcune sono state ricostruite nel Novecento sull’onda di un revival culturale e architettonico), l’abside romanica della Pieve di Santa Maria Assunta e costruzioni rinascimentali iconiche come il Palazzo delle Logge. Progettato da Giorgio Vasari1 nel 1573 su commissione della Fraternita dei Laici (istituzione cittadina nata nel 1262), con le sue eleganti arcate offre una piacevole passeggiata ai visitatori. Ma non è sempre stato così: una curiosa lapide murata su un pilastro (oggi sostituita da una copia) ci ricorda che nel XVI secolo questo luogo era riservato al passaggio della signoria e della nobiltà e che la “plebaglia” ne era perciò interdetta. 

palazzo delle logge arezzo

Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna

Per vedere l’originale della suddetta lapide, è necessario recarsi al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna che, nella cornice unica del quattrocentesco palazzo Bruni Ciocchi, conserva un ricchissimo patrimonio di reperti storici e opere d’arte. Il percorso si snoda lungo venti sale organizzate in senso cronologico, dall’Alto Medioevo fino ai Macchiaioli
Tra le sculture più pregiate, anche il San Michele Arcangelo e le statue raffiguranti la Madonna col Bambino che un tempo svettavano sulle porte di accesso della città. Non mancano inoltre autori della cultura rinascimentale e barocca, come Luca Signorelli, Giorgio Vasari, Salvator Rosa, Carlo Dolci, solo per citarne alcuni. Agli appassionati di arti applicate consigliamo vivamente la collezione di maioliche rinascimentali, tra le raccolte più complete e suggestive d’Italia. 

museo nazionale d'arte medievale arezzo

Museo di Casa Vasari

A poca distanza dal Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, in via XX Settembre, si trova il Museo di Casa Vasari. “Una casa principiata in Arezzo, con un sito per fare orti bellissimi nel borgo San Vito, nella migliore aria della città”: la descrive così il grande architetto, artista e scrittore che, sebbene riesca a trascorrervi solo poco tempo, ama questo luogo e si occupa personalmente della sua decorazione. Proprio l’apparato iconografico del piano nobile – con i suoi soffitti a cassettoni dipinti, le volte affrescate e le pitture murarie –  ancora oggi incanta i visitatori. Immagini allegoriche, mitologiche e bibliche si intrecciano con magistrale armonia cromatica e compositiva, secondo un preciso programma teso a elogiare la figura dell’artista. A queste si è aggiunta, a partire dal 1950, una piccola quadreria con opere del padrone di casa e dei cosiddetti “pittori dello studiolo” che decorarono lo studio di Francesco I de’ Medici in Palazzo Vecchio a Firenze. All’esterno, si estende il giardino pensile all’italiana (una volta ancora più ampio), dove la bellezza della natura subito ci svela la ragione dell’affetto del Vasari per questa dimora sobria eppure accogliente.

museo di casa vasari arezzo

Il Crocifisso di Cimabue nella Chiesa di San Domenico

Nelle sue Vite, Vasari definisce Cimabue come il primo grande innovatore della pittura occidentale. Suo è l’imponente Crocifisso che domina la cappella maggiore della basilica di San Domenico, nell’omonima piazza. Realizzato tra il 1265 e il 1271, è considerato il capolavoro giovanile di Cimabue. Il modello è quello del Cristo sofferente, con il corpo offeso che pende da un lato, la testa reclinata e gli occhi chiusi in un’espressione di dolore. Dolore che si legge anche nei volti e nelle posture della Madonna e di San Giovanni Evangelista, posti rispettivamente accanto alla mano sinistra e destra del Redentore. Gesù appare inoltre a mezzo busto in alto, mentre sovrasta la scritta “Hic est Iesus Nazarenus Rex Iudeorum” (“Questo è Gesù Nazareno re dei Giudei”, comunemente abbreviata con le iniziali I.N.R.I.). È probabile che Cimabue si sia rifatto al Crocifisso bolognese di Giunta Pisano, che per primo rinnova l’iconografia del Cristo sulla Croce. Ma Cimabue introduce alcuni elementi inediti, scostandosi così dalla tradizione bizantina: il chiaroscuro dell’addome è più marcato per dare maggiore tridimensionalità ai volumi; il viso, enfatizzato da studiati accenti luminosi, rende più realistico il pathos della scena. L’insieme risulta così più vero, più umano e coinvolgente, nonostante ancora legato a formule schematiche. Una lezione che gli allievi di Cimabue, Giotto prima di tutti, porteranno a ulteriori sorprendenti sviluppi. 

crocifisso cimabue san domenico arezzo
Crocifisso, Cimabue

Museo I Colori della Giostra

Rulli di tamburi e squilli di chiarine, bandiere che sventolano in aria e una parata di oltre quattrocento persone in abiti medievali: la rievocazione della Giostra del Saracino catapulta Arezzo e i suoi abitanti indietro nei secoli. La manifestazione, che coinvolge entusiasticamente cittadini e avventori, si tiene due volte l’anno in Piazza Grande. Qui i quattro quartieri cittadini – Porta del Foro, Porta Santo Spirito, Porta Sant’Andrea e Porta Crucifera, ciascuno con i suoi colori distintivi – si sfidano per la conquista della lancia d’oro, realizzata ogni anno da un artista.
Per coloro che non riuscissero a partecipare, il percorso espositivo situato al piano terra del Palazzo Comunale è d’obbligo. Grazie ad abiti, manufatti e strumenti storici e grazie a tecnologie immersive, è possibile approfondire origine e tradizioni della famosa Giostra e di viverne le emozioni: una tappa caldamente consigliata anche per i bambini!

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Il Duomo dei Santi Pietro e Donato

Si erge nella parte della città, sul colle San Pietro, la cattedrale cittadina, la cui edificazione fu iniziata nel XIII secolo e terminata – dopo svariate interruzioni – nel Cinquecento. Quello che vediamo oggi è però il frutto di numerosi interventi successivi: la facciata in stile gotico risale al 1914, mentre il nuovo presbiterio è del 2012. L’interno è uno scrigno di tesori di epoche diverse che fanno di questo luogo un concentrato unico e stupefacente di arte sacra.

duomo di santi pietro e donato arezzo interno

Tra questi, dobbiamo citare l’affresco con la Maddalena di Piero della Francesca (1412-1492), eseguito intorno al 1459, quando l’artista era impegnato nel ciclo per la chiesa di San Francesco, sul quale ci soffermeremo più avanti. Ieratica e solenne, incarna perfettamente gli stilemi del toscano: la palette essenziale illuminata dall’uso sapiente dei toni del bianco e del grigio, la rigorosa costruzione prospettica, la vibrante carica espressiva della figura (data, in questo caso, dalla capigliatura scomposta). 

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Maddalena, Piero della Francesca

In marmo è invece l’Arca di San Donato sull’altare maggiore che cattura lo sguardo con il suo disegno intricato di figure, guglie e pinnacoli. Eseguita nella seconda metà del XIV secolo da maestranze locali, custodisce le reliquie del patrono di Arezzo e di altri martiri.
Tutt’attorno, un dipanarsi di vetrate colorate e di affreschi sulle volte: spiccano in particolare le composizioni scenografiche del pittore e maestro vetraio Guillaume de Marcillat.

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Arca di San Donato

La Fortezza Medicea

Medioevo e Rinascimento non sono sinonimo solo di arte e cultura, ma anche di guerre e complesse vicende militari. Prova ne è la grandiosa Fortezza Medicea che sorge sul colle di San Donato, sui resti del primo nucleo fortificato della città. Il complesso, simbolo del dominio fiorentino, è stato realizzato dagli architetti Giuliano e Antonio da Sangallo e completato sotto il granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici nel 1540. Protetto in origine da un largo fossato e dalla strategica posizione sopraelevata, era accessibile mediante tre porte. 
Oggi si può godere di passeggiate, mostre e iniziative di vario genere, oltre che dello splendido panorama sul centro cittadino.  

fortezza medicea arezzo

La Basilica di San Francesco e gli affreschi di Piero della Francesca

Proseguiamo il nostro giro e raggiungiamo la Basilica di San Francesco che, tra pareti gotiche e affreschi del Trecento aretino, conserva una delle opere più celebri del Rinascimento italiano: la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. Le scene, presenti su tre livelli per tutte le pareti della Cappella Bacci, non seguono un ordine cronologico ma corrispondenze tematiche. Gli episodi rappresentati sono tratti dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, raccolta agiografica molto diffusa nel Medioevo, e narrano le vicende della Croce su cui verrà crocifisso Cristo. Vediamo così il seppellimento di Adamo e il ramo dal quale nascerà l’albero, origine del Sacro Legno. Poi ancora il Trasporto del Legno, il Sogno di Costantino – tra le raffigurazioni più riuscite di Piero della Francesca –, la Tortura dell’Ebreo, la Battaglia di Eraclio contro Cosroe e, a chiusura del ciclo, l’Annunciazione, solo per menzionarne alcuni. Gli affreschi, iniziati nel 1452 e terminati nel 1466, sonouna delle testimonianze più felici della produzione dell’autore e si distinguono per i volumi scultorei e l’armonia figurativa, la precisione matematica e la chiarezza espositiva, l’uso sapiente dei colori e della luce. 

Il Museo Archeologico Gaio Cilnio Mecenate e l’Anfiteatro Romano

Il Museo Archeologico Gaio Cilnio Mecenate con l’Anfiteatro romano accoglie una delle collezioni archeologiche più importanti della Toscana, articolata lungo 26 sale e arricchita dall’area esterna. Intitolato a Mecenate e sorto sui resti dell’antico Anfiteatro Romano, occupa i locali dello storico monastero medievale di Monte Oliveto conservandone tuttora la curiosa conformazione curvilinea. All’interno si possono ammirare reperti risalenti all’Arezzo etrusca e latina, ma anche una sezione preistorica e diverse aree tematiche dedicate alle arti applicate (ceramiche, bronzi e oggetti preziosi). Tra queste, spicca la raccolta di vasi in terra sigillata aretina nota come Arretina vasa: prodotti tra la metà del I secolo a.C. e la metà del I secolo d.C., erano caratterizzati da colore rosso e, per questo, erano chiamati popolarmente “vasi corallini”. Incantevole è inoltre il cratere attico di Euphronios (510 – 500 a.C.): un vaso a volute con il motivo principale dell’Amazzonomachia, la lotta tra Ercole e le Amazzoni. Di rara bellezza è, infine, il ritratto maschile realizzato con oro su vetro (crisografia) nella seconda metà del III secolo d.C.

museo archeologico gaio cilnio mecenate arezzo

Densa di storia, arte e tradizioni, Arezzo regala a chi la visita un’esperienza unica dove il tempo sembra essersi fermato. 

1. Artista, architetto e uomo di lettere alla corte dei Medici, Giorgio Vasari (1511-1574), fu anche autore de Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri (edito nel 1550 e nel 1568, con aggiunte), opera fondamentale per la storiografia artistica italiana.

Pensato come spazio per i viaggiatori e appassionati di arte e cultura, BeCulture accompagna i visitatori prima, durante e dopo la visita.

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