A quindici minuti di distanza da Castel SantโAngelo, Palazzo Spada, acquistato dal cardinale Bernardino Spada nei primi anni del Seicento, รจ passato alla storia grazie a lui e alla sua famiglia, che lo ha abitato fino allโinizio del XX secolo. Lโomonima Galleria, divenuta museo statale nel 1927, custodisce la monumentale collezione di dipinti e manufatti dโepoca barocca iniziata dal cardinale stesso e proseguita dalle generazioni successive.
Oggi sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada รจ uno degli edifici piรน belli della cittร , nel quale Rinascimento e Barocco romano si incontrano e si fondono. Attraversando le sale del museo si rivive lโatmosfera di unโautentica dimora patrizia seicentesca e si rimane incantati dalla concentrazione di opere dโarte e dโingegno.
Ecco perchรฉ, chi รจ in visita a Roma non puรฒ farsi sfuggire lโoccasione di una tappa a questo capolavoro architettonico e alla sua collezione.
La collezione Spada
Come anticipato, la collezione principale della Galleria Spada fu inizialmente creata dal bolognese Bernardino Spada e poi arricchita dalle successive acquisizioni, tra le quali sono note quelle del pronipote Fabrizio Spada (tra il 1643 e il 1717). Anche l’unione di Orazio Spada con Maria Veralli nel 1636 e lโapporto di Maria Pulcheria Rocci, moglie del principe Clemente, portarono a importanti aggiunte, sia antiche che contemporanee, alla giร prestigiosa collezione.
La quadreria barocca, riportata al suo antico lustro dallo storico e critico dellโarte Federico Zeri, si dispiega in quattro sale, anchโesse frutto di evoluzioni attraverso il tempo. Gli ambienti ospitano la maestosa collezione di dipinti, disposti in piรน file sovrapposte, insieme ad arredi originali, sculture e decorazioni architettoniche, come soffitti a cassettoni e fregi.
Un breve excursus tra alcune delle opere piรน rilevanti di questa preziosa collezione, aiuterร il lettore a coglierne il rinomato valore.
Bernardino Spada nei ritratti di Guido Reni e Guercino
Nella prima Sala, nota in passato anche come Stanzone dei Papi, Anticamera nuova o stanza del soffitto azzurro, spiccano i due ritratti commissionati dal cardinale Bernardino a Guido Reni (1575 – 1642) e a Guercino (1591 – 1666).
Il primo รจ autore di un olio su tela nel quale possiamo ammirare il raffinato equilibrio tra intimitร e solennitร . Il cardinale รจ ritratto seduto al suo scrittoio, intento a scrivere una lettera per il papa, come rivelano le parole โBeatus Padreโ leggibili sul foglio. Un ricco tendaggio incornicia lo spazio sulla destra, mentre sulla sinistra si intravede il grande archivio della corrispondenza, particolare, questo, che racconta bene la quotidianitร del cardinale senza perรฒ nulla togliere all’iconicitร della scena, ravvisabile anche nella centralitร della composizione e nella posa del soggetto.
Manca totalmente di sfondo invece il ritratto a mezza figura realizzato da Guercino. Bernardino รจ immortalato con il viso rivolto allo spettatore, lโaria seria e concentrata, quasi avesse appena terminato un pensiero. In mano tiene – mostrandola a chi guarda – la pianta del Forte Urbano di Castelfranco dellโEmilia, che il cardinale fu mandato a sovrintendere per ordine del pontefice. Immerso nella difficoltร dellโimpresa, Bernardino rivela qui il suo carattere di uomo di potere e ingaggia il visitatore in un intenso scambio di sguardi.
I ritratti cinquecenteschi di Passerotti e Tiziano
La Sala II del museo espone i dipinti piรน antichi della collezione. In origine, era rivestita da pareti in legno decorate da Gian Lorenzo Bernini, oggi perdute, che le valsero perรฒ il nome di Stanza alla fiamminga.
Tra i numerosi dipinti esposti, al visitatore non potranno sfuggire il Ritratto di botanico di Bartolomeo Passerotti (1528 – 1593) e il Ritratto di violinista di Tiziano Vecellio (1488/90 – 1576).
Anche se non sappiamo con esattezza chi sia il botanico raffigurato da Passerotti, questo rappresenta uno dei ritratti piรน innovativi dellโepoca. Lโespressione, la gestualitร accentuata e il contesto insolito (con i due vasi e le due piante di camomilla alle spalle del soggetto) contribuiscono alla sua originalitร , rivelando anche lโinteresse del pittore – e dellโacquirente – per le scienze naturali.

Enigmatica e carismatica, lโopera giovanile di Tiziano fissa il momento in cui un violinista si sta voltando verso lo spettatore mentre con la mano sinistra trattiene un cartiglio. Maestro indiscusso della pittura a olio, Tiziano riesce a esprimere la dinamicitร e la naturalezza del movimento sfruttando la gamma cromatica dei grigi, dei neri e dei bruni. Lโacutezza dello sguardo e la matericitร quasi palpabile degli indumenti fanno da contraltare allo sfondo appena accennato, che richiama senza tuttavia descriverlo un ampio interno rinascimentale.

I dipinti delle regine
Oggetto di diverse trasformazioni nel corso del tempo, la Sala IV accoglie oggi i visitatori con il vivace apparato decorativo, realizzato dal pittore romano Michelangelo Ricciolini, a soffitto, a parete e negli sguinci delle finestre.
Qui spicca, tra gli altri, La morte di Didone, opera di grande formato di Guercino che ritrae il suicidio della regina Didone dopo lโabbandono di Enea. La tragedia si consuma sotto gli occhi della sorella Anna e di altre figure che circondano la donna, mentre alle sue spalle si allontanano le navi dellโeroe troiano. La teatralitร della composizione accentua il carattere drammatico e il significato morale dellโopera: cosรฌ finisce chi abbandona la ragione per la passione. Il dipinto era stato commissionato da Bernardino per la regina di Francia Maria deโ Medici, ma venne acquistato per 400 scudi dallo stesso cardinale quando gli eventi storici e politici costrinsero la Medici a riparare in Belgio.

Francesco Trevisani (1656 – 1746) รจ la firma di un secondo dipinto con una regina per soggetto. Il suo Banchetto di Marcantonio e Cleopatra, ordinato da Fabrizio Spada, rappresenta la famosa competizione tra il triumviro romano e la sovrana egizia. Secondo quanto narrato da Plinio, i due si sfidarono nella realizzazione del banchetto piรน sfarzoso.Ma mentre Antonio si affannava a procurare cibi rari, Cleopatra preferรฌ dimostrare la sua superioritร con un unico gesto. Dopo essersi fatta portare un bicchiere con dellโaceto, sciolse al suo interno la perla costosissima dei suoi orecchini, quindi bevve. Lโenfasi della scena รจ perfettamente immortalata da Trevisani che la investe del gusto teatrale tardo barocco.

I caravaggeschi: Orazio e Artemisia Gentileschi
La collezione permette di godere, in unโunica sede, una sorprendente concentrazione di pitture caravaggesche, ovvero realizzate da artisti italiani e internazionali sullโinfluenza di Caravaggio.
Tra questi, i Gentileschi, padre e figlia, vicini al pittore per amicizia oltre che per affinitร artistica.
ร di Orazio Gentileschi (1563 – 1639) il David con la testa di Golia a lungo attribuito a Caravaggio e solo alla fine dellโOttocento restituito alla sua vera paternitร .
Il soggetto, il trattamento dellโincarnato e quello della pelliccia, cosรฌ come lโuso sapiente della luce, ricordano le opere del Merisi e ne fanno uno dei maggiori capolavori seicenteschi. Questo, come i due dipinti di Artemisia Gentileschi (1593 – 1652) presenti nella collezione, furono portati in dote da Maria Veralli, sposa di Orazio Spada.
Della pittrice vogliamo qui raccontare la Madonna con Bambino, olio su tela che avvicina, come giร aveva fatto Caravaggio, la scena biblica al vero.
La Vergine assopita durante lโallattamento diventa il simbolo di una maternitร divina e al tempo stesso quasi terrena, la spiritualitร dei soggetti si mescola con delicatezza allโumanitร dellโazione.
Queste opere sono ospitate allโinterno degli ambienti ancora originali del palazzo che – pur nella ricchezza dellโallestimento – conservano una dimensione intima.
La Colonnata o Prospettiva di Borromini
Ritroviamo la stessa atmosfera raccolta anche nel Giardino Segreto, visitabile alla fine del percorso del primo piano. Il cortile custodisce uno degli artifici piรน famosi e sorprendenti del Barocco: la Colonnata di Francesco Borromini.
Realizzata nel 1653 per Bernardino Spada, รจ nota anche con il nome di Prospettiva, che richiama – non a caso – lโantica tecnica architettonica.
Grazie a calcoli matematici molto precisi, la Colonnata inganna lo spettatore con un sapiente gioco illusionistico. A prima vista, sembra di trovarsi di fronte a un corridoio lungo 30 metri, mentre percorrendolo ci si rende conto che si tratta di appena 9 metri. La galleria รจ stata infatti costruita con una serie di accorgimenti che creano un effetto ottico di grande profonditร . I piani del colonnato non procedono parallelamente ma confluiscono verso un unico punto di fuga, degradando dallโalto in basso e rimpicciolendosi al fondo, mentre il pavimento sale.
Unโinvenzione sensazionale non fine a se stessa: passeggiando in giardino, il cardinale poteva dimostrare ai propri ospiti la falsitร delle cose mondane che, come la Colonnata, non sono sempre come appaiono. Un monito morale dunque, oltre che un esempio clamoroso di ingegno architettonico.
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Nella sua configurazione iniziale, il corridoio terminava con la pittura murale di un fitto bosco, sostituita nellโOttocento dal principe Clemente Spada che vi pose invece la statua del guerriero visibile ancora oggi. Anche questa partecipa alla finzione prospettica: a dispetto della maestositร che dimostra quando vista da lontano, una volta raggiunta rivela invece le sue dimensioni piuttosto ridotte.
La facciata di Palazzo Spada
La facciata di Palazzo Spada, realizzata nel XVI secolo, รจ un mirabile esempio del Rinascimento romano perfettamente conservato e suddiviso in quattro ordini distinti.
Il piano terra, lavorato a bugnato, introduce il secondo livello che presenta nicchie con le statue di Uomini Illustri per la storia di Roma: Romolo, Cesare e Traiano. La fascia superiore รจ invece connotata dalla raffinata decorazione in stucco.
Qui spicca anche lo stemma degli Spada, aggiunto circa un secolo dopo, che interrompe la serie di tondi raffiguranti lโimpresa del cardinale Girolamo: il cane ai piedi di una colonna fiammeggiante con il motto โutroque temporumโ (in ogni tempo), celebrazione della fedeltร alla religione.
Lโultimo registro ospita infine le tabelle che riassumono le gesta degli Uomini Illustri.
Il ricco programma simbolico e decorativo, con festoni e figure fantastiche – ma anche con motivi tipici dellโarte romana rinascimentale, come le candelabre – fa di questa una delle facciate rappresentative dellโarte dello stucco e dellโarchitettura dellโepoca, preludio dei tesori custoditi allโinterno del Palazzo.
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